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Prontoweb: interviste

di Pasquale Popolizio

Luca Garlaschelli e Antonio Serra

Bologna, giugno 2004

Luca Garlaschelli e Antonio Serra sono, rispettivamente, responsabile ed esperto di accessibilità della Direzione e sviluppo delle attività web (DSAW) dell'Ateneo di Bologna (Progetto Portale di Ateneo - Università di Bologna).

Popolizio: Quando nasce l'idea di sito accessibile e quali le motivazioni?

Garlaschelli: Tutto inizia 2 anni e mezzo fa, insieme al progetto Portale stesso. L'idea nasce da una consapevolezza mista ad un senso di responsabilità: la prima attiene al fatto che viviamo sempre più nell'economia dell'informazione e della conoscenza e la seconda che un Ateneo rappresenta quanto di più alto e nobile esista di questo tipo di economia. Uno dei compiti principali del web, allora, è far sì che i patrimoni informativi di un'organizzazione siano accessibili da chiunque, senza barriere e senza vincoli. Oggi circa il 90% dei contenuti più significativi del nostro Ateneo è sul sistema Portale. Una nota importante: la tematica dell'accessibilità può essere strettamente collegata a quella della multicanalità. Fin dall'inizio del progetto abbiamo considerato fondamentale dover dare accesso al nostro patrimonio informativo a chiunque e potenzialmente attraverso qualunque canale: web, smart phones, cellulari, palmari, webtv, vocalbrowsing, etc. Per esempio, contenuti fruibili su un palmare sono a livello semantico e strutturale contenuti accessibili e viceversa: si tratta in entrambi i casi di informazioni sintetiche, intuitivamente immediate, con una struttura logica al tempo stesso efficace e semplice. E' chiaro occorra una metodologia specifica per produrre contemporaneamente contenuti accessibili e multicanale ed è altrettanto chiaro che non sia banale progettarla, ma a monte di qualunque discorso il risultato finale è che a Bologna stiamo realizzando servizi accessibili che potranno essere distribuiti in modalità multicanale.

Serra: Il senso dell'Accessibilità per noi va oltre quanto comunemente inteso: è una questione prima di tutto di responsabilità etica e sociale ed è per questo che sarebbe sbagliato pensare esista un punto di arrivo.

Popolizio: Quali sono le professionalità intervenute?

Garlaschelli: Per comprendere a fondo le professionalità necessarie è utile parlare prima della dimensione del progetto Portale: sulla stessa piattaforma tecnologica si trovano ad oggi 5 Portali e i siti delle 15 Aree Amministrative, di 22 Facoltà, di 6 Dipartimenti e del Magazine (insieme costituiscono il sistema Portale nel quale operano circa 180 persone opportunamente organizzate e formate dalla DSAW anche sui concetti dell'accessibilità). Un gruppo di tre persone della DSAW ha maturato in diversi ambiti, e non solo tecnici, competenze di valore sull'accessibilità e svolge adesso una funzione guida a 360 gradi sia nella realizzazione di servizi web accessibili che nel trasferimento di questo know-how alla DSAW in primis, ma anche al resto dell'Ateneo.

Serra: Due anni fa di accessibilità non si discuteva un granché. La prima fase del progetto è consistita allora nel capire fino in fondo cosa volesse dire per l'Università di Bologna realizzare un sistema di siti e servizi accessibili; poi in collaborazione con esperti e aziende del settore c'è stata una fase di studio e di ricerca di quale fosse la soluzione tecnologica più opportuna; quindi si è passati alla creazione del consenso e all'implementazione graduale dei servizi.

Popolizio: L'investimento per un sito accessibile?

Garlaschelli: L'investimento per realizzare un sito accessibile può essere rilevante. L'accessibilità infatti per avere successo ha bisogno spesso di una trasformazione innanzitutto culturale e organizzativa: impatta ab origine sull'intero processo di creazione e pubblicazione dei contenuti; è necessario rivedere l'approccio, le competenze e gli strumenti delle persone che lavorano sui patrimoni informativi; occorre a volte ripensare alla strategia stessa del web e selezionare con attenzione le tecnologie; si deve mettere in conto formazione e comunicazione aggiuntiva. Per chiarezza, la differenza vera tra l'investimento per un sito normale ed uno accessibile è nei costi "invisibili", ma anche quando i costi per un sito accessibile sono in assoluto maggiori il risultato che si ottiene ripaga di ogni sforzo. L'Organizzazione impara a conoscere i propri patrimoni informativi in modo più profondo e acquisisce quasi inconsapevolmente un vantaggio competitivo nel trasformarli in servizi e opportunità per gli utenti.

Popolizio: Quali feedback giungono?

Serra: Facciamo test periodici di usabilità e di accessibilità in collaborazione con navigatori disabili e, anche se i punti su cui intervenire non mancano, i feedback sono sempre positivi.

Garlaschelli: Organizziamo anche focus group con gli utenti interessati per cercare di costruire servizi centrati sulle loro esigenze. Semplificando i fatti, l'80% dello sforzo in questi due anni si è concentrato nel creare le infrastrutture portanti del sistema Portale e il 20% per lanciare servizi. Questa proporzione a breve è destinata ad invertirsi e quando avverrà sarà però come se ad agire fosse l'intera Università e non solo la mia struttura.

Popolizio: Quali progetti per il futuro?

Garlaschelli: Uno per tutti: trasformare l'accessibilità in multicanalità, che significa portare l'offerta dell'Università su nuovi canali e fuori dai suoi confini canonici.

Popolizio: Quali suggerimenti ad un Ateneo, Ente o Azienda, che si accinge a realizzare un sito web?

Serra: Realizzare un sito accessibile. Perché aumenta il numero dei visitatori e le possibili modalità di interazione con gli utenti; razionalizza e semplifica la gestione della piattaforma tecnologica; migliora le performance tecniche e di usabilità del sito.

Garlaschelli: Valutare tre soli aspetti: il primo, quanto i patrimoni informativi esprimono l'identità e il valore dell'Organizzazione o meglio quanto partecipano al suo vantaggio competitivo. Il secondo, quanto è strategico uscire dai confini canonici per raggiungere nuovi utenti e mercati. Il terzo, quanto sia preferibile che certe tipologie di costi si trasformino in vantaggio competitivo. Tre domande con una sola risposta, la stessa da darsi valutando l'accessibilità.

Il Portale dell'Ateneo di Bologna

da questa intervista è stato tratto un articolo apparso su Il Denaro di sabato 3 luglio 2004