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Corpi

Intervista a Simona Atzori

di Giuseppe Barretta

email, novembre 2004

Simona Atzori dipinge e danza in un modo assolutamente speciale; non perché sia speciale la sua arte, ma perché come lei stessa afferma è speciale il modo in cui essa prende vita. Simona, infatti, è nata senza braccia, eppure chi assiste ai suoi spettacoli fa fatica a ricordarsene; l'attenzione è sempre rapita dalla bellezza e dalla poesia dei suoi movimenti che in molti definiscono un "volo senza ali". Questa giovane danzatrice italiana, nata nel 1974, sta affermando in tutto il mondo un approccio all'arte personale e coinvolgente che si caratterizza per il superamento di ogni possibile ostacolo fisico o mentale alla libera espressione. Lei stessa ci spiega il modo in cui ha iniziato a far conoscere il proprio talento e la sua idea di arte.

immagine di Simona Atzori

Barretta: Simona, qual è il suo concetto di Comunicazione?

Atzori: La comunicazione è ciò che ti permette di rappresentarti, di entrare in relazione con altre persone e di agire sul mondo. Comunicare per me significa mettere in comune, condividere con gli altri qualcosa di tuo e io sento di comunicare attraverso l'espressione artistica della danza e della pittura. La comunicazione diventa così un atto di espressione propria ma non fine a se stessa, ma con il preciso intento di condividerla con l'esterno, perché non rimanga una proprietà dell'individuo singolo, ma di chi desidera farne parte.

Barretta: "Osservatorio sulla comunicazione" dà ampio spazio al concetto di "accessibilità", intesa non solo in senso fisico o architettonico ma come possibilità di accesso a spazi mentali, emotivi e comunicativi. Dal suo punto di vista quanta strada bisogna ancora fare per giungere all'affermazione dei diritti di tutti di esprimere se stessi? E quali strade suggerisce di seguire per arrivarci?

Atzori: Credo fortemente nel diritto per tutti di esprimere se stessi nel modo più "accessibile" possibile. Non è semplice però, io credo per nessuno, sia da un punto di vista degli spazi mentali ed emotivi che quelli fisici ed architettonici. La strada da percorrere è lunga, perché è un cammino sempre in evoluzione e in continuo cambiamento, la cosa importante è tenere sempre in mente l'obiettivo finale e non smettere mai di battersi per i propri diritti e per ottenere lo spazio che ci permette di esprimerci e di vivere come desideriamo. Sensibilizzare la gente sui problemi e sulle soluzioni possibili è secondo me la strada da percorrere, mostrare loro ciò che fa la differenza in un mondo in cui tutti hanno la possibilità di esprimersi e di muoversi in libertà.

Barretta: Come è avvenuto il suo approccio all'arte? Ritiene che l'arte in sé sia una forma di comunicazione con gli altri o con se stessi, con il proprio mondo interiore?

Atzori: Sentivo fin da piccola la voglia di esprimermi attraverso l'arte, e così lo stimolo al disegno è nato con spontaneità, come un gioco fino a diventare sempre più importante e parte della mia vita. Per la danza è stato lo stesso, queste mie due passioni sono nate e cresciute insieme a me con forza e determinazione. Io ritengo che l'arte sia una delle forme di comunicazione più vere e spontanee, che va in più direzioni, parte da dentro per uscire ed arrivare agli altri. è prima un dialogo con la propria anima e con le proprie sensazioni per poi arrivare al cuore e all'anima dello "spettatore" che desidera ascoltare.

Barretta: E' stato difficile affermare il suo talento speciale?

Atzori: E' stato difficile e semplice allo stesso tempo. Posso dire che il mio segreto è stato quello di crederci sempre fino in fondo e di non smettere mai di sognare fino a quando anche gli altri hanno iniziato a sognare con me e la realtà ha preso il posto dei miei sogni.

Barretta: Ha affermato di "aver avuto in dono la possibilità di esprimersi in modo speciale", ma il suo essere speciale è rivolto a se stessa o a coloro che si avvicinano alla sua arte?

Atzori: Chi si avvicina alla mia arte vede un modo "speciale" di esprimersi, e dopo il primo impatto vede solo Arte e la parola "speciale" aiuta solo a caratterizzare il "modo" in cui faccio arte, ma non l'arte in sé. Ci tengo molto che sia così, la mia arte non è speciale, come non sono speciale io, è solo il mio modo di fare arte che lo rende speciale e particolare.

Barretta: Lei si esprime attraverso la danza e la pittura; qual è la differenza da un punto di vista emotivo? Intendo dire, qual è il meccanismo che la spinge a dipingere piuttosto che a danzare?

Atzori: E' difficile dirlo, non so catalogare le emozioni, non ci sono sensazioni che esprimo meglio con la danza, e altre che invece appartengono alla pittura. Forse la danza ha la capacità di permettermi di vivere forti emozioni nel preciso istante in cui danzo, tutto scoppia sul palcoscenico ed in quei minuti riversi un fiume di emozioni e sensazioni al pubblico che ti sta guardando. è un po' come cogliere l'attimo fuggente e nel farlo usi tutto il tuo corpo e la tua mente. Mentre nella pittura usi la tua mente e le tue abilità fisiche in un modo diverso, dilatate nel tempo, nel momento in cui crei e dopo quando il tuo quadro ti guarda da lontano appeso ad una parete. Sono sensazioni e meccanismi diversi, ma entrambi molto forti e coinvolgenti.

Barretta: Molte persone diversamente abili vivono la propria condizione con forte disagio. C'è in generale una vera e propria fobia rispetto al concetto di diversità, sembra che gli individui abbiano paura di essere diversi o "unici"; come interpreta questa paura?

Atzori: Sì, c'è una fobia alla diversità molto strana, come se in fondo fossimo tutti uguali, come se essere "unici" significhi avere qualcosa che non va o avere qualcosa che ci caratterizza in modo negativo. Tutti noi siamo diversi, unici e speciali e sarebbe importante insegnare questo tipo di pensiero ai bambini che stanno crescendo invece con un'immagine di bellezza sia fisica che interiore distorta dalla realtà e da ciò che invece gli aiuterebbe a sviluppare le proprie differenze in positivo. Così da creare una società aperta alla diversità, dove anche chi vive una situazione di "diversa abilità" possa non sentirsi emarginato, ma valorizzato per le proprie caratteristiche.

Barretta: Qual è il momento della sua carriera che ricorda con maggior emozione?

Atzori: Ce ne sono tanti e ognuno è importante è speciale, dalla prima volta che sono salita su un palcoscenico importante ad Hannover, a quando sono stata nominata ambasciatrice della danza nel grande giubileo 2000 a Roma e ho danzato all'interno di una chiesa consacrata, a tutte le volte che danzo. Ma l'incontro con il Santo Padre è stato sicuramente il momento più emozionante e forte e poi donargli un quadro mio che lo ritrae, è stato qualcosa di indescrivibile.

Barretta: Nella sua vita artistica ha raggiunto traguardi davvero notevoli. Le manca ancora qualcosa per sentirsi appagata come pittrice o come ballerina?

Atzori: Io mi sento molto appagata e felice di tutti i traguardi raggiunti, ma sento che il mio cammino di crescita è appena iniziato. In generale desidero continuare a fare le cose che amo con grande passione e forza senza che l'entusiasmo e la determinazione mi abbandonino mai.

Barretta: Un'ultima domanda: lei ha viaggiato molto e ha vissuto all'estero; da un punto di vista sociale trova che ci sia una differenza tra il nostro Paese e quelli in cui ha vissuto nell'approccio all'arte? E rispetto al suo modo di esprimersi nella danza, ha trovato delle differenze nelle reazioni emotive dei suoi spettatori?

Atzori: Mi sono sempre trovata molto bene in tutti i paesi in cui ho viaggiato e soprattutto in Canada dove ho studiato all'università e mi sono trovata particolarmente bene, soprattutto da un punto di vita sociale. Ho trovato una socialità molto alta che mi ha dato la possibilità di fare molte più cose e di rendermi conto di quanto sia più semplice vivere in un paese dove "l'accessibilità" è un traguardo quasi completamente raggiunto. Portando all'estero la mia arte, sia la pittura che la danza, ho avuto sempre molte soddisfazioni e una risposta emotiva molto forte, senza sostanziali differenze forse solo una più ampia apertura mentale nei confronti di quel qualcosa di "speciale" che mi caratterizza.

immagine di Simona Atzori